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Kafka e lo scontro di civiltà

>> lunedì 12 gennaio 2015


Hanno creato un impero coloniale. Poi sono arrivati i movimenti di indipendenza e allora hanno accettato questi ex-colonizzati entro le mura di casa, tenendosi però le stanze migliori e mettendoli a vivere nel sottoscala. Poi gli inquiilini del sottoscala si sono nuovamente ribellati... Allora hanno cominciato a delirare su civiltà tra di loro incompatibili (i criteri di compatibilità sono sempre fissati dai padroni, mai dai sottoposti), idea che porta dritto dritto allo "scontro di civiltà" come soluzione al colonialismo che pretende i colonizzati sempre cosenzienti (succede, ma non sempre). Per sostenere tale scontro di civiltà (ammesso il colonialismo sia una forma di civiltà invece che essere pura barbarie) li hanno pure armati. Poi qualcuno ha deciso di girarsi di 180° e puntare il fucile contro chi impartisce gli ordini. Ecco la prova provata che esiste lo "scontro di civilità".
Kafka non avrebbe saputo fare di meglio.



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Una libertà finta


La manifestazione di Parigi in risposta agli attentati e ai morti che ne sono conseguiti mi ha molto colpito... Ma non per i motivi che la retorica dei mass media tende a ripetere ossessivamente. Sia chiaro che non trovo assolutamente nulla che possa giustificare gli attentati, che sono senza dubbio frutti malati di menti malate, ma non sopporto nemmeno l'ipocrisia. Gli eventi e la loro rappresentazione ci spingono nel dover per forza accettare il tipo di satira di Charlie Hebdo, ritenendola addirittura emblema di libertà... Ma di quale libertà? Quella di sbeffeggiare la religione? Certo non tutte le religioni, visto che la redazione di quello stesso giornale non ha esitato a espellere un redattore che si esprimeva criticamente contro l'ebraismo, mentre si gloriava di rappresentare in maniera irriguardosa e blasfema L'islam e il cristianesimo. Sono addolorato per le vittime, ma non sono Charlie e non sono nemmeno francese, come invece lo erano gli attentatori. Cosa pensava quella stessa folla parigina quando l'aviazione del loro paese unilateralmente bombardava Tripoli e Bengasi consegnando la Libia proprio a quei gruppi estremisti di cui oggi si scopre vittima? O quando il suo governo finanziava proprio l'ISIS in chiave anti Assad in Siria?...non sopporto l'ipocrisia, nè la memoria corta e quindi non sono francese... Purtroppo invece sono italiano; cittadino di uno stato finto e reale tappetino politico dell'occidente... Puro esecutore di ordini che non è tenuto nemmeno a comprendere. Tra poco ci coinvolgeranno in una nuova guerra; si attendono solo le disposizioni del padrone americano e poi si darà il via alle danze, aumentando i rischi di ritorsione e attentati in maniera esponenziale... Esattamente il contrario di quello che ci racconta la retorica ipocrita di regime. Altro che "siamo tutti Charlie"... Siamo tutti come dei buffoni di corte, liberi solo di insultare gratuitamente, ma non di decidere della nostra vita, vhe rimane saldamente nelle mani del burattinaio di turno. 
Un po' di franchezza forse l'ha dimostrata solo il premier israeliano che, intervenuto dopo la manifestazione a un incontro presso la sinagoga di Parigi, ha detto chiaramente a quelli che lo ascoltavano che Israele era la loro patria... Noncurante del fatto che quegli stessi interlocutori fossero tutti cittadini francesi... e nessun francese ha avuto niente da ridire, nessun politico francese ha obiettato nulla a quel capo di stato straniero che diceva chiaramente a dei francesi che la loro patria era un'altra, indicata dal loro essere ebrei... e che Charlie andasse pure alla malora senza di loro; senza riflettere sul fatto che lo stesso ragionamento lo facevano i ragazzi autori degli attentati, non ritenendo cioè altri cittadini francesi loro compatrioti perchè non condividevano la stessa causa islamica.  

Gennaro Cangiano

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Scontro di civiltà

>> sabato 10 gennaio 2015



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Il clima è davvero da"scontro di civiltà"? 
Questo nuovo clima è pienamente riflesso nel lavoro che vi presento di Claudio Corradetti e Andrea Spreafico, i quali si misurano coraggiosamente con una delle big questions del nostro tempo, saggiando criticamente la tenuta della tesi huntingtoniana del tendenziale “scontro di civiltà” e mettendo in campo un originale mix di considerazioni filosofiche nel merito del relativismo e della possibile traducibilità dei linguaggi, di teoria sociale e politica e di analisi sociologica empirica intorno al profilo culturale degli immigrati islamici in Europa. Il coraggio e il pregio del libro è quello di fare reagire insieme due piani: la domanda teorica intorno alla possibilità di un universalismo in grado di coniugarsi con la differenza delle identità e delle culture e lo sforzo di testare possibili risposte sul terreno concreto e pressantemente topical della tensione fra identità islamica e cultura occidentale.Il pregio maggiore del lavoro di Corradetti e Spreafico è proprio quello di camminare con grazia su una sottile corda che li tiene sospesi fra due precipizi entrambi da evitare: quello di un universalismo insensibile alle culture, alle differenze, ai contesti e quello di un’ermeneutica che delle culture, delle differenze, dei contesti rimane irrimediabilmente ostaggio. Un camminare sul filo che prende le mosse da una domanda pra- tica del presente – lo “scontro di civiltà” è veramente una minaccia ineluttabile e, nel caso, come possiamo evitarlo? – e la affronta combinando elementi tratti tanto dalla riflessione teorica sull’identità e sulla traducibilità interculturale quanto dai nostri saperi intorno alle identità oggi a maggior rischio di entrare in tensione con l’idea cosmopolitica di diritti umani fondamentali, quella islamica in primo luogo. La migliore teo- ria nasce sempre così. 

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L'organismo etico

>> martedì 6 gennaio 2015

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La cultura degli ultimi cinquecento anni si è costruita intorno a tale visione, causando una progressiva perdita di identità del singolo, in relazione a se stesso e all’ambiente, naturale e sociale.

La scienza dell’ultimo secolo mostra una visione dell’universo e della realtà che antiche filosofie avevano intuito migliaia di anni fa, in oriente e in occidente. Quelle stesse filosofie indicavano principi e regole di comportamento che realizzavano un’esistenza consapevole e, proprio perché consapevole, equilibrata.
Potrei accorgermi fra un attimo che tutto è un sogno e non semplicemente illusione, perché è ormai certo che la realtà così come la percepisco è un illusione. 
In ogni caso, dal sincretismo di sapienze millenarie e di teorie scientifiche dell’ultimo secolo emerge una visione armonica dell’uomo. Al di là delle eredità del pensiero giudaico-cristiano, dell'antropocentrismo umanista e del paradigma cartesiano. Questo è in sintesi l'incipit del libro di Pietro Moretti che vi presentò oggi e che potete scaricare gratuitamente cliccando sull'immagine di questo post.

...Mi spiego - pensa finalmente un essere umano -, mi ri- velo, svelo a me stesso la consapevolezza di essere un corpo, un organismo e di esistere in totale dipendenza dall’ambiente, condizionato dalle leggi di un universo che mi tiene in vita. Del resto, tutte le attività del corpo che sono avvengono spontanee, non mi devo preoccupare di ricordarmi di re- spirare, il cuore pulsa regolare e il sangue mi nutre. Una coscienza riflessiva mi suggerisce che tutte queste informazioni trovano una loro conferma nel naturale corso delle cose. Sono tenuto in vita da forze inconsce, dal respiro, in simbiosi con quanto mi circonda, che informa in ogni istante le reti neurali, fitte e intricate, da cui emerge la psiche, la mente...

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Tutta n'ata storia

>> lunedì 5 gennaio 2015


Oggi è successa una cosa strana, che mai mi sarei aspettato potesse accadere. Questa mattina, come l'intero mondo, ho appreso la notizia della morte di Pino Daniele... La sorpresa, la tristezza, i ricordi hanno immediatamente ingolfato la mia mente e il mio cuore, stringendomi un nodo in gola che ancora stenta a sciogliersi. Quando nel 1977/78 si cominciava a sentir parlare dei Napoli Centrale e di Pino Daniele, quando le radio libere napoletane cominciavano a passare canzoni come "Che calore" o "na tazzulell'e cafè", io avevo 8 anni... faccio parte cioè di quella generazione di napoletani che è cresciuta ritenendo normale il cosiddetto "sound blues partenopeo", ma che invece era un'assoluta novità. Con queste melodie si compiva la completa assimilazione e metabolizzazione da parte della musica napoletana delle influenze anglosassoni cominciate con l'occupazione americana postbellica e la coniugazione ha dato vita a un genere unico, evidenziando ancora una volta come la cultura napoletana sia la vera e forse unica sintesi possibile delle culture mondiali. Oggi però mi sono reso conto di qualcosa che non mi era evidente... La morte di Pino Daniele ha coinvolto in una commozione generalizzata non solo me è mia moglie, il chè poteva benissimo essere scontato, ma anche i miei figli, dimostrando l'incredibile valore culturale che questo artista rappresenta; in maniera trasversale alle generazioni... Pochi musicisti possono dirsi caratterizzati da una simile potenza emotiva. Ho sentito dire che oggi Napoli si sente svuotata; non sono daccordo... È ancora Napoli, come sempre, che riempie il mondo.

Gennaro Cangiano  

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Addio Pino

>> domenica 4 gennaio 2015


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